lunedì 28 dicembre 2015

Manuela Ottaviani ci racconta il suo "Arianna's Notes": quando il filo di Arianna è una penna in bilico tra mito e realtà

Intervista a Manuela Ottaviani,
autrice di "Arianna's Notes"... un vulcano
di idee e creatività in fieri!
di Roberta De Tomi

La sua è una vita dedicata allo studio e alla formazioni perenne, spruzzata da una bella dose di creatività. Manuela Ottaviani è al suo esordio con Arianna's Notes (youcanprint). I riferimenti alla mitologia saltano già all'occhio, con un lampante riferimento a tematiche universali che non tramontano mai.
Arianna's Notes è un diario, il diario di Arianna, uno squarcio aperto sulla solitudine su cui l'autrice ha lavorato con scrupolo, cercando di non scivolare nella trappola del solipsimo esasperato. L'autrice ha quindi operato in una direzione precisa di cui ci racconta, svelandoci alcuni dettagli legati alla sua opera d'esordio. Un lavoro che promette bene... ma ecco l'intervista.


Manuela Ottaviani è un'artista a 360°
Ciao Manuela, benvenuta su Words! Raccontaci qualcosa di te, della tua formazione, del tuo lavoro e del tuo rapporto con la lettura e con la scrittura.
Ciao a te e grazie per l'ospitalità...Beh...caspita..come prima domanda non c'è male...non è uno scherzo rispondere...ho fatto tanti di quei percorsi formativi nella mia vita...certe volte penso (a dire il vero lo pensavo anche quando frequentavo il liceo) che nella vita la cosa che so fare meglio sia studiare... non mi fermo mai... mi piace continuare a imparare cose nuove, studiare materie nuove, affrontare nuove sfide cognitive... ma ora rispondo :-). Dunque partiamo dall'inizio: sono laureata in filosofia e ho conseguito due master: uno in informatica e comunicazione per le scienze umanistiche e un altro in educazione alla teatralità. Durante l'ultimo anno di Università ero studentessa Erasmus a Parigi (alla mitica Sorbonne) e ho continuato per un po', dopo la laurea, a partecipare attivamente ai lavori di un'équipe di studio del CNRS equipe numero 78 che si occupa tutt'ora di filosofia antica e medievale. Infatti mi sono specializzata in Filosofia antica. A latere ho nutrito la mia passione per la danza e il teatro e ho frequentato (dall'età di otto anni) un numero imprecisato di seminari e corsi vari: di teatro con l'Odin Theatre, la Filarmonica Clown, Meteorateatro, Eidos Teatro, Oucloupo e di danza contemporanea, terapeutica e di danza sensibile ® (metodo Graham, Humphrey-Limon, Fux, Coldy). E infine, c'è il mio interesse educativo. Già da quando studiavo filosofia al liceo ciò che veramente mi interessava della filosofia non erano le costruzioni astratte per la comprensione del mondo, ma erano gli uomini e le personalità che dietro questi sistemi si celavano. Così tra filosofia, teatro, comunicazione, danza ed educazione ho messo a punto un'attività professionale che mi appaga: i miei allievi mi chiamato la maestra (o la prof) di teatro e nei miei laboratori mischio un po' di tutto: espressività corporea, danza sensibile, scrittura creativa per una messa in scena originale e partecipata dei nostri spettacoli. Che ruolo hanno la letteratura e scrittura in tutto ciò? Fondamentale. Io propongo solo grandi classici, storie senza tempo che poi riscriviamo e riadattiamo per noi seguendo i dettami di Gianni Rodari e del suo binomio fantastico: per stimolare la creatività basta mettere a contatto personaggi e ambienti tra loro apparentemente indipendenti. Dal cozzare tra loro scaturirà la scintilla creativa. Un paio di esempi: qualche anno fa abbiamo messo in scena un “Chi l'ha visto? Odisseo di Itaca”. Quest'anno invece sarà la volta di “Promessi Sposi new style: rap, dance and fashion” e, come si capisce già dal titolo, proporremo una specie di musical rap su una nostra versione dei Promessi Sposi manzoniani. Abbiamo appena pubblicato un articolo sulla nostra fatica sul giornalino della scuola "Achille Ricci" di Milano.

Arriviamo quindi ad Arianna’s Notes… si tratta del tuo primo lavoro?
No, non è il mio primo lavoro, ma è il primo che consegno alle stampe. Un primordiale romanzo resta per ora nel cassetto.

Come e quando nasce Arianna's Notes? Che cosa ha fatto scoccare la scintilla che ti ha portato a scriverlo (se c’è stata una scintilla o un elemento ispiratore)?
Qui devo tirare in ballo la mia passione per la mitologia derivante dal mio amore per la cultura classica, a sua volta derivante da quello per la filosofia antica. Prima di Aristotele venne Platone e prima di lui Eraclito, Parmenide e Orfeo e la tragedia di Euripide, Sofocle ed Eschilo. E qui entriamo nel mito, per giungere a Dioniso e Apollo, motori, secondo Nietzsche, dell'intera cultura greca (o meglio, di quella massima espressione della cultura greca che è la tragedia) . I miti, come dice Kerényi e parafrasando Bettelheim (Il mondo incantato), nascondono il reale e il vero sotto forma di storie. Freud aveva visto giusto con il complesso di Edipo. Jung giunge al concetto di archetipo. Io uso i miti nei miei laboratori di teatro per mettere a nudo l'essere umano che si nasconde sotto la scorza di convenzioni e apparenze e che rappresenta ognuno di noi (qui salta fuori l'intento educativo). Ma il mito lo fa in modo collettivo ed estetico, al contrario di una seduta psicanalitica. Ho proposto moltissime volte sia ad adolescenti che ad adulti il mito del Minotauro, e sempre sono rimasta estasiata per ciò che lui da solo, quel mito, riusciva a tirar fuori dalle persone. Ho pensato fosse un mito vivo, pulsante, terribile ma verace, e ho deciso di affrontarlo; e così, come si dice, “ho preso il toro per le corna”, trattando questo mito (e altri) nel mio romanzo ARIANNA'S NOTES.

Un libro citato da Manuela,
ovviamente consigliato!
Quali tematiche e argomenti hai voluto affrontare?
Il mito del Minotauro parla degli eterni argomenti dell'uomo: la vita, la morte, la diversità, ma è soprattutto, secondo me, un mito sulla solitudine. Io ho preso quel mito arcaico e l'ho collocato nel presente, qui, in un qualsiasi paese lombardo; ho cercato di parlare a nome di Arianna, che si ritrova in una famiglia che non ha scelto ma che contribuisce a formare, con la sua persona. Il mito del Minotauro parla di adolescenza. Gli adulti restano sullo sfondo, come figure bidimensionali che scivolano davanti a un fondale, senza interagire con i tre protagonisti. E i tre, tutti adolescenti, devono fare, in completa solitudine, le proprie scelte. Una solitudine che li avvolge come un foglio di "domopack", senza permettere loro alcuna reale interazione. Sì, in effetti il mio romanzo parla di solitudine esistenziale, costitutiva di ogni essere umano, anzi vivente. La frase che ho scritto in quarta di copertina recita: “NASCIAMO SOLI E MORIAMO SOLI; TUTTO QUELLO CHE FACCIAMO NEL MEZZO È UNA SERIE DI TENTATIVI DI SFUGGIRE A QUESTA SOLITUDINE...”. E di questo parla il mio romanzo.

Chi sono i due protagonisti, Arianna e Asterio?
Arianna e Asterio sono due fratelli. Asterio (Asterio è il vero nome del Minotauro, chiamato Asterio perché, secondo alcune fonti, aveva la pelle punteggiata da stelle... consiglio a questo proposito la lettura del bellissimo racconto di Borges: La casa di Asterione!) è un ragazzo strano, diverso. Ha un aspetto mostruoso e questo ha indotto i suoi genitori a segregarlo in taverna per poter vivere una vita normale in una località di provincia, senza rendersi conto che la normalità è una chimera e un inganno. La sorella oscilla tra il buio e la vita nascosta del fratello, e la luce rappresentata dal fuori, dalla vita a scuola, dai compagni. Asterio cercherà di mettere a nudo il lato mostuoso della sorella (ognuno di noi ha un lato nascosto e mostruoso) per usarlo secondo i suoi fini. Ci riuscirà... ma poi sarà Arianna che deciderà come usarlo. E qui mi fermo, altrimenti faccio spoiler :-)

Ci sono altri personaggi importanti? Se sì, che ruolo hanno nella vicenda?
Beh, innanzitutto c'è Teseo, l'eroe tanto solare e luminoso quanto sono ombrosi e lunari i due fratelli (mi piace il fatto che i nomi di entrambi inizino con la lettera A). E poi c'è la professoressa Valentini che conduce Arianna alla scoperta del suo destino, ma forse anche alla sua rovina. Nonostante questo, però, i protagonisti sono fondamentalmente loro due. Tutto il romanzo mette in scena il rapporto di avvicinamento e allontanamento, di crescita e distruzione come è ogni vero rapporto fraterno.

A un certo punto, Arianna trova questo diario. Che ruolo ha questo oggetto nello sviluppo della trama?
Il romanzo è il diario di Arianna. Le circa 280 pagine sono la fedele trascrizione di questo diario; tutta la storia è raccontata dalle note di Arianna sul suo diario segreto. È, quindi, possiamo dirlo, un romanzo non oggettivo ma soggettivo, e questa soggettività a un certo punto prende così tanto il sopravvento da ribaltare realtà e fantasia.

Che ruolo ha, invece, il destino? Come lo intendi?
Caspita, la domanda è impegnativa. Risponderei appoggiandomi al mito che racconto nel romanzo. Il destino, per i greci, era qualcosa di ineludibile, qualcosa da cui nessuno poteva sfuggire. Qualsiasi cosa facesse l'eroe di una storia, il suo destino era già segnato da sempre. Variavano i modi per la sua realizzazione ma il dato di fatto era incontrovertibile. Gli dei non ammettevano alcuno scampo. Questo è il destino di Arianna's Notes. Un destino che la protagonista può decidere di abbracciare o contrastare, ma che comunque le sarà dato in sorte mentre gli dei muti e inermi restano a guardare.

Il fatto di non avere voluto dare una precisa collocazione geografica alla vicenda, ha a che fare con il recupero di situazioni archetipiche, comuni a tutti i luoghi, o nasce da una scelta più semplice, anche se pur sempre emblematica rispetto alla vicenda?
Sì, la prima. Non volevo storicizzare e localizzare troppo la storia (anche se è vero che la prima nota del diario è del 2008 e l'ultima del 2014). Volevo che, pur non scrivendo un romanzo fantasy, esso ne avesse le atmosfere volutamente rarefatte e indistinte, affinché ognuno possa rivedersi nella vicenda.

Nella scrittura di questo libro, su cosa ti sei focalizzata? Cosa, invece, hai evitato di fare? In entrambi i casi, per quale/i ragione/i?
Mi sono focalizzata sulle cose che succedono, su fatti, lasciando poco spazio alle riflessioni personali. Volevo che fatti e oggetti illustrassero i moti dell'animo dei protagonisti. Avevo il terrore di scrivere quello che molti definiscono “romanzo ombelicale” e i rischi c'erano, visto che è un diario e il format si presta quindi a dare spazio alle riflessioni dei moti interiori. Da qui anche l'uso decisivo del tempo presente per raccontare. Se uno racconta cosa sta succedendo non ha tempo né spazio per la riflessione, vive e basta. Devo ammettere che ho fatto fatica. Spesso la scrittura di una pagina o due mi prosciugava. Ma volevo fosse un racconto visivo, fatto di immagini e non di pensieri, di cose e non di riflessioni.

Dal punto di vista dello stile (tecnica, linguaggio), come hai lavorato?
Ho scritto il diario, in prima stesura, totalmente a mano. Un verace manoscritto avendo come modello i miei diari (ne scrissi ben sette nell'adolescenza!). Volevo che il linguaggio, senza risultare troppo semplice e banalizzante, potesse essere quello di un'adolescente e che, quindi, non perdesse in freschezza e credibilità. Spesso ho letto ad alta voce i periodi, spezzandoli quanto più possibile per adattarli al ritmo del respiro. Paratassi e vocabolario visivo e sensoriale, contro i rischi di un bizantinismo alla Baricco (e dicendo questo mi inimico già parte dei lettori italiani, lo so).

Che cosa rappresenta questo libro per te?
Per me Arianna's Notes è una tappa fondamentale del mio percorso personale. Costituisce una sorta di stazione d'arrivo, una prima stazione di arrivo, di un viaggio. Un po' come Gran Burrone per Frodo nel Signore degli Anelli di Tolkien. C'è ancora tanto da percorrere ma già arrivare qui è stata un'avventura e un pericolo. È stato preso il largo, ci si è allontanati da casa. D'ora in poi le cose non saranno mai più come prima. Diciamo che la prima tappa è la consapevolezza della solitudine esistenziale e cosmica. Dentro questo orizzonte si muovono e si muoveranno i personaggi degli altri romanzi che sto scrivendo.

Cosa significa scrivere, per te? 
Sembra una risposta banale e magari un po' di maniera, ma per me scrivere è un po' come correre per coloro che sono appassionati di jogging, o dipingere per un pittore, o comporre musica per un musicista. Non potrei farne a meno e quando scrivo, benché stanca, mi sento come se avessi messo in moto alcuni meccanismi interni che devono essere mantenuti efficienti.

Un' altra lettura consigliata da Manuela!
Ci sono cose che t’ispirano, hai degli autori di riferimento o altro che ti influenza?
Scrittori dici? Io leggo di tutto. Adoro i classici dagli antichi greci, Omero, Euripide e Sofocle, Eschilo e Tacito, Giulio Cesare e Seneca per fare solo alcuni nomi, e i classici dell'ottocento-novecento: Proust, Goethe, Hemingway, Manzoni e Pirandello. Letture di genere? Adoro la fantascienza (solo alcuni nomi: Asimov, Dick, Lem, Le Guin, Shiel, Tevis...) letteratura israeliana (Yeoshua, Grossman, Oz...) ma anche Lansdale, Ellis, Matheson... Uno degli autori italiani che al momento preferisco è Ammaniti. Trovo il suo Anna un romanzo di una spietatezza e dolcezza infiniti.

Dove possiamo trovare Arianna’s Notes?
Arianna's Notes è reperibile online sia in versione cartacea che ebook, sui portali di ibs e amazon.it, nonché feltrinelli e mondadori store o sul sito dell'editore youcanprint. Ecco i link per le due versioni cartacea e digitale:

versione cartacea
http://www.youcanprint.it/youcanprint-libreria/narrativa/ariannas-notes.html

versione ebook
http://www.youcanprint.it/youcanprint-libreria/narrativa/ariannas-notes-ebook.html

E poi basta inserire nel portali ibs, amazon.it, feltrinelli e mondadori.store la scritta “ottaviani” e “arianna's notes” per trovarlo.

Oppure, ovviamente, nel modo tradizionale: si può ordinare il romanzo cartaceo in qualsiasi libreria. Arriva in 7-10 gg lavorativi. Consiglio librerie Mondadori e Feltrinelli unicamente perché più abituate ad eseguire ordini dell'editore Youcanprint.

Hai dei progetti dentro o fuori dal cassetto? Cosa vorresti scrivere?
Sì certo, anzi sto già portando avanti ben tre lavori: un romanzo che si è arenato a metà dal titolo provvisorio “Ragnarok 2020”, un altro che invece prosegue spedito dal titolo “Fabula digital-orphica” ed un terzo, che sto ultimando, un romanzo storico su Massimino il Trace.

Al termine dell’intervista… se vuoi aggiungere qualcosa…
Beh, innanzitutto grazie del tempo e dello spazio concessomi e poi... mi piacerebbe che coloro che fossero interessati al mio romanzo e lo comprassero mi scrivessero poi le loro riflessioni, i loro pareri, sulla mia pagina facebook:
https://www.facebook.com/Manuela-Ottaviani-240765692120/?fref=nf

Vorrei che Arianna's Notes diventasse l'occasione per parlare dei temi che mi stanno a cuore!

Grazie ancora Roberta e... a presto!


Arianna's Notes, in breve

Anno 2013, una località imprecisata della provincia italiana: Arianna trova per caso un diario su cui inizia ad annotare quello che accade, pensieri e altro... e attraverso il suo scritto si snoda la vicenda che la vede protagonista insieme al fratello Asterio, cui è legata da un destino particolare.

Scheda tecnica del libro
Arianna's Notes
di Manuela Ottaviani
Genere: Narrativa
Anno: 2015
Edito da: youcanprint
Info acquisto: Vedi intervista oppure
Cartaceo: http://www.youcanprint.it/youcanprint-libreria/narrativa/ariannas-notes.html
Ebook http://www.youcanprint.it/youcanprint-libreria/narrativa/ariannas-notes-ebook.html

Presente sui diversi Estore e ordinabile in libreria (vedi intervista)


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